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Cari Colleghi,
apprendiamo con profonda amarezza la notizia della maxi-sanzione inflitta dalla Commissione Europea a quindici case automobilistiche e all’ACEA, per aver costituito un cartello illecito finalizzato a ostacolare il corretto sviluppo del settore del riciclo dei veicoli fuori uso.
Noi di ADQ da anni denunciamo prassi e comportamenti da parte di alcune case costruttrici che, purtroppo, non sono sempre stati trasparenti nei confronti degli operatori della filiera, né rispettosi delle reali dinamiche che regolano il fine vita dei veicoli.
Abbiamo più volte sollevato criticità sul piano dei rapporti con i costruttori, sia in merito alle informazioni tecniche essenziali per un corretto trattamento ambientale dei veicoli, sia per la totale assenza di riconoscimento economico del ruolo fondamentale svolto dai centri di raccolta.
Quanto emerso conferma pienamente le dichiarazioni che abbiamo più volte rilasciato nelle sedi istituzionali nazionali e comunitarie. Da anni denunciamo l’asimmetria di potere, l’opacità nei rapporti e la sistematica esclusione delle imprese di autodemolizione da un confronto costruttivo con i grandi gruppi costruttori. Ora tutto ciò si è tragicamente palesato.
Questa condotta, oggi ufficialmente sanzionata a livello europeo, rappresenta un vulnus gravissimo non solo alle regole della concorrenza, ma al dialogo tra gli attori della filiera, che noi – come centri di raccolta italiani – abbiamo sempre cercato di costruire con serietà e spirito costruttivo.
Il danno arrecato alla nostra categoria non è solo economico, ma anche culturale: ostacolare l’evoluzione del riciclo significa ostacolare l’economia circolare e il rispetto dell’ambiente.
I centri di raccolta veicoli fuori uso italiani, perlopiù piccole e medie imprese a gestione familiare, rappresentano un presidio ambientale e industriale essenziale, che continua ogni giorno la propria attività di recupero e riciclo nonostante le difficoltà burocratiche, economiche e le disparità di trattamento con i grandi colossi del settore.
Ribadiamo, con fermezza, la necessità che da oggi si apra una nuova fase, basata su trasparenza, collaborazione e rispetto reciproco. Il tempo delle scorciatoie e dei cartelli deve finire.
In un Paese povero di materie prime come il nostro, è inconcepibile che l’anello fondamentale dell’economia circolare venga trascurato e persino ostacolato da chi, invece, dovrebbe contribuire attivamente a una filiera trasparente e virtuosa.
Abbiamo immediatamente sollecitato gli Eurodeputati affinché affrontino questa situazione nei lavori parlamentari, presso le commissioni competenti e nei confronti della Commissione Europea, cosicché sia restituita centralità a chi lavora ogni giorno per un futuro più sostenibile.
tel: 0249695934


